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LA MARMOTTA E LA GATTA
(una fiaba di Valeria Leoni)
Molto tempo fa gli animali vivevano in sfarzose corti all'interno di magnifici castelli incantati.
Tra tutte le corti degli animali, la più bella era quella della regina Hashka, una lupa che governava dal suo castello situato sul poggio più alto e illuminato, un paese abbarbicato su tre colli rigogliosi. La vita degli animali scorreva felice e, nonostante le continue bizze della regina e i casuali "incidenti", come una gallina ingoiata da una volpe o una mosca catturata da un uccellino, gli animali vivevano in letizia e armonia. La regina raccoglieva intorno a sé numerose damigelle, di cui la più bella era senza dubbio madamigella Edvige la Gatta. Leggiadra e sinuosa, intratteneva la corte con i suoi scherzi e arguti discorsi, ballava e cantava deliziosamente e, grazie ai suoi lunghi artigli, suonava molto bene la lira. Era la prediletta della regina, ma aveva anche molti difetti che nascondeva con grande furbizia. Di questi il più grande era la vanità. Il bersaglio preferito dei suoi scherzi era madamigella Fedaia la Marmotta, tarchiatella e goffa, poco pronta di spirito ma di buon cuore e mai adirata, che suscitava le risa dei cortigiani anche quando non era sua intenzione. Venne un giorno alla corte un famoso cantore, Norbello messer Gallo, che con i suoi bei versi procurava la fama ad ogni dama o damigella di cui cantava le grazie. Per accoglierlo si preparò una grande festa in una radura incantata e circondata da cespugli di mille fiori diversi e profumati, alla cui ombra, nel crepuscolo, il piccolo popolo di fate, elfi e folletti accendeva file e file di fuocherelli. Dopo che gli animali ebbero intrecciato danze e cantato e giocato con allegria, venne il momento di ascoltare il famoso cantore, che accordò la cetra e si preparò a comporre un'ode in onore della regina. Ma questa, in preda ad uno dei suoi soliti attacchi di malumore, disse scocciata: "Già odi su di me se ne sono cantate a bizzeffe, così tante che oggi non ho desiderio di sentirne altre. Scegli tra le dame la più bella così che le veda battibeccare un pochetto", concluse con un sorriso compiaciuto. Messer Gallo si guardò in giro. Ovviamente tra le dame spiccava madamigella Edvige, che per l'occasione si era agghindata tanto elegantemente, con gioielli e vestiti colorati e preziosi, che faticava a muoversi. Messer Norbello il Gallo si schiarì un po' la voce e disse: "C'è qualcuno che di grazia mi possa portare un poco d'acqua fresca prima che io cominci?". L'acqua infatti si prendeva nel vicino ruscello, poichè il tavolo era già ingombro di nettari e cibi di ogni sorta. Edvige esitò un momento: voleva attirare l'attenzione del cantore e guadagnarsene il favore, perché essere cantata dal poeta in presenza di tutta la corte le avrebbe portato grande fama... Ma le sue belle vesti si potevano sgualcire andando al fiume... Ma nel frattempo madamigella Fedaia aveva già afferrato la brocca e correva verso il fiume, con la sua solita cortesia e gentilezza d'animo, ma con tanta foga che a metà strada, goffa e per di più impacciata dai vestiti com'era, ruzzolò e cadde a capofitto nel fiume. Le risate riecheggiarono nella radura mentre Fedaia tornava grondante e stracciata ma con la brocca piena in mano. Messer Gallo rise con gli altri, ma poi, dopo aver bevuto un generoso sorso d'acqua, quando tutti smisero di ridere, così iniziò a cantare:
Vada il mio canto a chi ha merito di vanto: la damigella più accorta che al bisognoso aiuto porta. Non cercare amore o apprezzamento se di cortesia hai mancamento, sempre la bellezza esteriore deve essere accompagnata da buon cuore. Se questo non avrai sempre un mostro resterai.
Non dobbiamo certo raccontarvi la rabbia di madamigella Gatta, che miagolò e soffiò con rabbia e infine si arrampicò su un albero e lì restò per tre giorni e tre notti a masticare la sua ira.
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